On Air:" -yiruma- rives flows in you(ninna nanna Twilight) "
On Air: "The sound of rain"
HANNO VARCATO LA SOGLIA DI QUESTA DIMORA
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Se ne stava seduta nella penombra di camera sua, davanti ad uno specchio ovale. I capelli, le scendevano morbidi ed umidi di doccia lungo la schiena, impreziosendola con piccole perle d'acqua che scorrevanom, senza fretta, lungo quella pelle delicata, morbida e calda.
Era intenta a prepararsi.
Quella Notte, era la Sua Notte.
L'avrebbero festeggiata come una Regina, le si sarebbero prostrati ai piedi per elemosinare un suo sguardo, per quanto di sfuggita.
I più fortunati avrebbero portato a casa un suo sorriso.
Io avrei ottenuto molto di più.
Si massaggiava il viso perfetto con una crema che aveva fatto arrivare dall'Egitto, regalo di una secolare amica. Quella crema rendeva il viso morbido e vellutato, donando al tempo spesso un leggero ma inebriante profumo di sandalo.
Erano parecchi minuti che mi trovavo in quella stanza senza che lei potesse nemmeno immaginare che fossi li ad osservarla.
Quando voglio, so essere più silenzioso di un'ombra.
Guardavo il suo corpo. Indossava una sorta di panno forse di seta, col quale appena si copriva il petto, e che le cadeva sui fianchi, lasciando appena scoperti i suoi glutei. Nonostante fosse bianca, in quella penombra la seta assumeva riflessi d'oro, grazie alla lampada accesa posta nell'angolo opposto della stanza.
Nel perdermi in ogni dettaglio del suo corpo, mi soffermai sulla schiena appena incurvata, data dalla postura di come era seduta.
Un Poeta avrebbe consumato le proprie dita per scrivere l'opera che lo avrebbe consacrato come Dio, se fosse riuscito a comporre versi capaci di narrarne la sensuale bellezza.
Un Pittore avrebbe attinto alla propria anima per definire i contorni ed i colori necessari a dar ragione a quel corpo che sembrava l'incarnazione di Afrodite.
Un Compositore, avrebbe sacrificato la propria fama se in cambio avesse avuto la possibilità di tramutare in musica i movimenti che Lei era in grado di rendere magici con mosse semplici.
Era giunto il mio turno.
Senza produrre il minimo rumore, mi avvicinai a lei.
Con indice e medio della mano destra, le sfiorai appena il fianco dal basso verso l'alto. Amavo il contrato tra il mio tocco così freddo e quella pelle così calda. Lei non saltò solo per pudore, sebbene la sentii irrigidirsi appena per poi tendersi come una corda di violino..
"estoy aqui"
Le sussurrai all'orecchio chinandomi appena verso di Lei.
Sentii il suo fiato abbandonare le sue labbra come un sospiro di sollievo. Vidi il suo petto alzarsi ed abbassarsi in un gesto di liberata tensione, mentre percepivo che stava mordendosi il labbro per impedirsi di parlare, di urlare forse.
Il mio tocco intanto non l'aveva abbandonata. le mie mani si spostarono sul suo seno, senza che le mie dita risultassero invadenti. La delicatezza con la quale la toccavo, non aveva nulla da invidiare a quella della seta che a malapena la copriva.
Ma tanto mi bastava per inebriarla.
Il suo respiro aumentò appena senza che lei facesse nulla per fermarmi.
Con la sinistra le afferrai con estrema delicatezza il mento e le tirai appena indietro la testa. Lei subito capì cosa stavo per farle e, chiudendo gli occhi, si fece pilotare abbandonandosi completamente.
Prima annusai ancora il profumo dei suoi capelli, affondando in essi il mio volto. Poi mi dedicai alla sua pelle, venendo a mia volta investito da sensazioni indescrivibili nel percepire ancora quello stesso profumo di poco prima.
Spostai la mia testa verso la sua spalla destra sulla quale posai un delicato bacio.
Ma non mi fermai certo.
Con la punta della lingua, passai dalla spalla al collo con una lentezza che avrebbe potuto essere definita "snervante". Con la coda dell'occhio la vidi conficcare le unghie nel morbido cuoio dell'elegante sgabello sul quale sedeva. Questo le permise di non cedere, non ancora.
Quando raggiunsi il collo, dapprima lo baciai tre volte in tre parti diverse.
Il quarto, non fù un bacio come altri.
Le concessi il Bacio del Vampiro.
Lei a quel punto emise un gemito soffocato ma pregno di piacere, quel genere di piacere che nessun amplesso mortale potrà mai concedere. Il suo collo cedette e s'abbandonò completamente all'indietro facendo si che la sua nuca si poggiasse sulla mia spalla.
Mentre mi nutrivo della sua vitae, con una mano le accarezzai il seno, godendo della rigidità dei suoi capezzoli che immediatamente risposero alle sollecitazioni. L'altra mano invece amava la sua parte più intima, la stessa che era già stata mia innumerevoli volte.
Il suo corpo veniva percorso da brividi e spasmi, mentre sotto le sue palpebre chiuse, gli occhi si muovevano all'impazzata, come rapiti da visioni che a nessuno era dato conoscere se non a Lei. I suoi gemiti non erano mai ferali, eppure nulla avevano da invidiare ad essi poichè in pochi sospiri, Lei era capace di esprimere tutto il piacere che era in grado di provare.
E Lei, era in grado di farlo come nesssuno al mondo.
Non mi nutrii tanto di Lei ovviamente.
Ma quel Bacio, fù sufficiente a farle perdere i sensi tanto fù intenso.
La ricomposi, posandola come fosse fatta di cristallo, sul tavolino davanti al quale era seduta a specchiarsi.
Me ne andai, constatando che era ancora perfetta, immacolata. Nulla della sua bellezza era stata sciupata, nessuna parte del suo trucco aveva ceduto così come i suoi capelli, le cadevano ancora morbidi, lisci e perfetti sulla schiena diafana.
Era questo il mio modo di dirle quanto la Amavo.
Era questo il mio modo di chiederle scusa per la mia incostanza.
Quando si svegliò, la prima cosa che pensò fù che si fosse addormentata, che quanto ricordava fosse frutto del sogno erotico più intenso della sua vita.
Le bastò guardarsi attorno per capire che non era come credeva.
Accanto a Lei, sul tavolino, c'era un biglietto piegato in due. La carta doveva essere molto costosa, lo capì subito. Accanto al biglietto una rosa, la rosa dal color Rosso più intenso che avesse mai visto in vita sua. Un rosso che profumava di eternità, un rosso che non le fece dubitare nemmeno un istante di cosa fosse composto. Sapeva che era il mio, sapeva che quella Rosa non sarebbe mai appassita, se non alla mia morte.
Con mani tremanti, prese il biglietto, lo aprì e lesse:
"Buon Compleanno, Hermana,
el Diablo"
Sorrise nel portarsi il biglietto al cuore tenendolo premuto con entrambe le mani.
"ti Amo, Hijo de Puta"
Disse sorridendo.
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La luna nel cielo era una sottile falce d’argento...
I miei pensieri si rincorrevano ed erano incatenati a ricordi coperti da un velo di malinconica polvere.
Davanti a me la maestosità dell’ Undead, la cattedrale; dimora che racchiudeva la mia, forse, parte più bella.
Digitai velocemente il codice dell’allarme all’ingresso, un’impercettibile click e il suntuoso portone bronzeo si apri.
Pigramente percorsi il breve tratto che portava dalla corte antica all’entrata principale. Il secondo portone si era già aperto in concomitanza del primo.
Entrai .
La fioca illuminazione proiettava le ombre calde delle candele e sentivo il crepitio del fuoco nel camino.
Il salone barocco era magnifico con quelle luci e tutto splendeva; sorrisi, la servitù, come piccole api operaie, in mancanza del loro padrone aveva fatto un lavoro egregio.
Mi salii un nodo alla gola vedendo che tutto era in ordine, sembrava che il padrone di casa dovesse tornare da un momento all’altro. Smarrita osservai quella dimora, la mia casa.
Avanzai lentamente, alla mia sinistra v’era un’enorme specchio intarsiato; rifletteva le mie labbra, prive di sorriso che avevano una linea dura e un lieve cipiglio che mi oscurava il viso porcellanato in cui i miei occhi verde smeraldo, benché rannuvolati, risplendevano.
Deja – vu .
L’uomo che avevo di fronte stava seduto in una posa perfettamente rilassata, le mani robuste chiuse attorno a un raffinato calice di cristallo, erano brune, con dita forti, indurite da tante battaglie. C’erano in lui una sicurezza carismatica e una sfumatura d’ironia, che lasciavano intendere non fosse un tipo da lasciarsi trarre in inganno facilmente. Sui trentacinque anni, era un uomo che difficilmente passava inosservato, dotato di una bellezza dura, aspra.
Avvertii la sua sensualità e la potenza della sua aura che si celavano in quegli occhi neri.
-”Serephina, mi fate compagnia stasera?.”
-“Si mio signore, naturalmente.” risposi lieve.
Ricevetti come risposta un sorriso e vidi che i suoi occhi erano vividi e luminosi.
VLAD TEPESIII
Poche erano le persone che varcavano la soglia della sua dimora, io ero tra quelle.
Un senso di vuoto mi travolse completamente, calde lacrime scendevano dai miei occhi a quei ricordi.
Corsi per la scala che portava al piano superiore, volevo stare sola con i miei pensieri.
Spalancai di botto la porta della mia stanza da letto. Rimasi stupita dalla scena che avevo davanti...
Sopra il letto c’era un’enorme mazzo di rose bianche, candide come la neve, le mie preferite, significavano amore eterno, presi la lettera che le accompagnavano e iniziai a leggere con occhi colmi di lacrime.
“Mia adorata, la Passione alberga in tutti noi, sopita, in agguato...
E sebbene indesiderata e inaspettata si ecciterà, spalancherà le mascelle e griderà...
Detta legge a tutti noi, ci guida.
La Passione ci governa e noi obbediamo...
Che altro ci resta?
La Passione è la fonte dei momenti migliori...
La gioia dell'amore, la lucidità dell'o...dio e l'estasi del dolore...
La Passione può ferire profondamente...
Se potessimo vivere senza conosceremmo certamente la pace...
Ma saremmo esseri vuoti, stanze vuote, buie e inutili...
Senza Passione
Saremmo come morti.
La parte più bella siete voi, cuore, anima e passione. E se voi siete niente, io sono meno che niente, poiché per me voi sarete sempre più di quello che io possa sognare.”
A presto.
Vostro
D.
Con quelle semplici ma profonde frasi, Dracula, aveva toccato la mia anima, mi mancava; per assurdo sebbene non fosse li fisicamente con me, sentivo la sua presenza, sentivo le sue forti braccia stringermi al cuore...
Ricordi incatenati uno all'altro....pensieri... si...pensieri ricoperti di polvere...e io dentro il suo abbraccio...
Feci un piccolo sorriso e asciugai le lacrime.
Buon compleanno a me.
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Fu la voce di Cassandra a scuotermi da quel torpore.
-“Andiamo l’alba è alle porte, sali sulla jeep cherie, guido io.”
La guardai mesta, -“che c’è ? ti stupisce il fatto che sappia guidare" Sono maggiorenne da molti millenni; Cronos prendi il mio cavallo, si parte.”
Fissavo da un po’ lo schermo del computer, le parole danzavano folli davanti ai miei occhi, mille pensieri si accavallavano uno sull’altro senza sosta. Frustrata gettai da una parte il portatile e chinai il mento su una mano. Era inutile, non sapevo più come andare avanti, non avevo la più pallida delle idee sul cosa scrivere; Le mie avventure in terra d’Egitto, le schermaglie amorose con il capo della triade, emozioni vissute a fior di pelle, frammenti di cuore sparsi a destra e a manca, addii, ritorni...tutto fermo sulla punta delle mie dita. Il problema era che non mi sognavo neanche di dirlo alla mia editrice, sorrisi al pensiero delle continue telefonate di Valentine Black e delle sua ira se avesse saputo che non stavo combinando nulla....o quasi... Mi rilassai sulla poltroncina e presi in mano la lettera che avevo ricevuto il giorno prima, guardai la polaroid che l’accompagnava; io e mia nipote Lily. Rilessi la lettera scritta con grafia carica di rabbia, “Serephina, Lily è nei casini, torna subito a casa, Liam le ha messo gli occhi addosso, Derek.” Ma era possibile che non ci fosse mai un attimo di tregua? Il giovane licantropo innamorato di mia nipote, con quelle frasi mi aveva fatto accapponare la pelle. Conoscevo Liam, assomigliava a un dolce cherubino, ma di dolce non aveva nulla, era spietato e crudele. Amava circuire e plagiare giovani fanciulle per lasciarle poi come stracci, in balìa di se stesse e dell’oscurità, era come se sparasse al sole per tirarlo giù. Aveva ragione Derek, dovevo tornare, la mia pupilla aveva bisogno di me e di essere strappata dalle mani di quel malefico vampiro. Ma c’erano segreti, segreti inconfessati che mi avrebbero impedito di raggiungere facilmente il mio scopo. Passi felini mi scossero da quei pensieri, mi girai di scatto. Lui era in piedi, con le braccia conserte e le palpebre leggermente abbassate, come un esperto intento a valutare un pezzo raro e deciso a non trascurare il minimo dettaglio,un ciuffo di capelli scendeva sulla fronte sfiorando appena il torace nudo e l’ombreggiatura scura della barba gli conferiva un’ aspetto letale.
"Hermana, estoy aqui.” Gli tesi le mani. "Anche io Esteban, prendimi.” "Guapa girati, lascia ricadere indietro la testa.”
Mi disse avvicinandosi. Sciolse il nastro che legava i miei capelli, la sua mano iniziò ad accarezzarmi la gola, sentii che il suo pollice mi scivolava sul labbro inferiore lasciandovi un profumo di essenza di garofano. Ero ormai troppo persa nelle sensazioni per chiedermi come fosse possibile. "Sei calda, mi corazòn". Sussurrava, il suo tono sommesso e roco mi stava facendo vibrare come un arco. "Quasi bruci, per me hermana?” Con la sola punta di un dito Esteban tracciò una scia rovente dal mio mento all’incurvatura del seno. Mi sentii veramente bruciare, come segnata da un marchio incandescente, mentre il desiderio che mi aveva invasa mi sopraffaceva. Mi prese in braccio come fossi il suo tesoro più prezioso, mi fisso per un lungo interminabile istante. “Madre de Dios Serephina, sei bellissima, vuoi sapere cosa succederà adesso?” La sua bella bocca s’ incurvò in un sorriso lento e malizioso. "Voglio sentirti contro di me, in me.” Solo quella frase mi fece aumentare il battito del cuore. Aveva braccia e spalle forti, asciutte, la pelle liscia e morbida, la luce calante del tramonto metteva in evidenza il contorno dei suoi muscoli, ero impaziente di toccarlo; di far scorrere la mie dita su di lui, seguire quell’affascinante linea ombreggiata che partiva dal torace e scompariva nella cintura dei pantaloni. Sospirai. Era interminabile il piccolo tratto che portava dal mio studio alla nostra alcova.
Domani era un altro giorno....(continua)
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C’erano momenti fatti di follia, nel vento le nostre risate...
C’erano momenti nel sussurrare alla luna i nostri baci ardenti...
C’erano giorni che le lacrime giocavano dentro i nostri occhi...
C’erano notti a guardare la luna, che, gonfia di stelle ci amava sognante...
Ci sono stati giorni degli addii a degli arrivederci...
Non hai mai smesso di suonare dentro il mio cuore sinfonie di cristallina bellezza...
Non hai mai smesso di toccare corde dentro l’anima...
“Ed il gioco ricomincia.
C'è chi ama arricchire -così almeno pensa- il tutto con della musica. Essa rispecchia l'anima di chi la sceglie, traduce in una lingua universale, le aspettative che si celano dietro studiati "no".
Ma non c'è musica senza spartito. Senza mani esperte che sappiano comporla e menti illuminate che sappiano immaginarla, essa non servirebbe a nulla, nemmeno avrebbe ragione d'esistere.
Io sono lo spartito.
Io sono le mani che la compongono.
Io sono la mente illuminata che sa immaginarla.”
Io ho scelto te...tu rispecchi la mia anima....
Bentornato mi corazon....
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C'era una sedia vuota accanto a Josh. la Realtà sedette e prese un biscotto, sorridendo controvoglia...
...si trovavano in una torre, e lui guardava ampi e solidi muri di pietra e un polveroso cortiletto triangolare.
C'era un forte vento che faceva sventolare le bandiere disposte lungo i muri, ma non c'era nient'altro in movimento.
"Il mio mondo", disse josh, impassibile.
"L'ho battezzato in un migliaio di modi, ma nessun nome mi sembra appropriato, c'era una volta un nome che mi piaceva, un nome che mi sembrava adatto, ma l'ho dimenticato, è stato tanto tempo fa."
"Il tuo mondo?" rispose Realtà
"Sei un re, allora? un dio?"
"Si", rispose il ragazzo, con una risata aperta.
"E sono qualsiasi cosa decida di essere"
"Che cosa hai fatto alle mie ferite?", chiese lei.
"Le ho guarite".
Joshua si strinse nelle spalle con un tono di scusa.
"E’ il mio mondo, possiedo certi poteri, un mondo virtuale...n on quelli che mi piacerebbe avere, forse, ma sono pur sempre poteri."
"Oh"... Non sembrava convinta.
Realtà agitò una mano, impaziente:
"tu pensi che sia impossibile, la tua corona, naturalmente. bè, hai ragione solo a metà, io non potrei farti del male con i miei, ah, poteri, ma posso aiutarti."
Realtà sorrise ancora, e i suoi occhi divennero dolci e sognanti.
"Ma non importa, anche se potessi non ti avrei mai fatto del male"
RICEVO DA ROBERTINA http://darkandlove.splinder.com IL PREMIO HONESTY SCRAP...
ROBI TI RINGRAZIO E ABBRACCIO CON AFFETTO
Le regole dicono che devo dire 10 cose di me, VERE (hihi, le bugie non son previste) e premiare 10 persone che facciano altrettanto.
1. Sono una brutta ‘bestia,’ irruente, impulsiva, come ama definirmi un’amica un’ tornado’ dove passo io faccio solo danni, ma so essere altrettanto dolce.
2. A essere sincera non amo parlare di me stessa; il pensiero che ormai esterno sempre più spesso è questo: "sono felice quando stanno bene le persone che fanno parte della mia vita, (in questa frase sono compresi: i miei affetti, mia figlia per prima, i miei amici (anche quelli di splinder, non dico mai TI VOGLIO BENE a caso!) il resto? Possono anche morire da un colpo.” MI è STATA CHIESTA ONESTà NON POSSO SCRIVERE UNA COSA PER UN’ALTRA .
3. Anch’io vorrei scrivere un libro, ma è un miraggio....
4. Vorrei vincere al super-enalotto per finire di pagare il mutuo di casa, qualche soldino per me e il resto beneficenza, ma fatta con le mie mani a chi dico io, sono anche malfidente.
5. Non sono cattiva, solo ‘ bastarda’, cerco di mascherare la mia fragilità in sicurezza e ci riesco pure.
6. ODIO chi mi fa del male e prenderei a cazzotti QUEI DUE DEFICENTI ANZI TRE DEFICENTI CHE MANCO MORTI RISPONDONO AL CELLULARE, NEANCHE AVESSERO L’ARTRITE ALLE DITA, mandatemi a fanculo, facciamo prima......(messaggio ‘mirato...’ so che leggeranno).
7. Cazzarola che difficile scrivere questo post.
8. Odio le discoteche e il rumore assordante, odio chi si fa di cocaina e odio chi si ubriaca abitualmente solo per il puro piacere di annientarsi perché NON hanno le contro-palle.
9. Anch’io come Robertina penso di essere nata in un’epoca sbagliata....adoro l’antico Egitto.....mi vedrei bene magari all’epoca del Nuovo Regno, alla corte di Nefertiti o Hatshepsut .
10. Vado da un’estremità all’altra, non ho mezze misure...il mio motto? ” O CON ME O CONTRO DI ME”... Per fortuna sono arrivata alla dieci.